Il primo trimestre del 2018 conferma il consolidamento della performance occupazionale della Toscana dopo l’accelerazione impressa dalle riforme del 2015: tra Gennaio e Marzo di quest’anno si contano 1.011.704 addetti dipendenti, quasi 19mila in più del primo trimestre 2017 e 40mila in più dello stesso periodo del 2016. L’insieme dei dati, provenienti da fonti diverse, mette in luce come l’incremento dei primi tre mesi del 2018 sia legato prevalentemente alla dinamica delle posizioni di lavoro a termine, mentre lo stock di addetti a tempo indeterminato segna un lento, ma progressivo, declino. L’aumento degli addetti è peraltro trasversale a tutti i settori dell’economia, anche se particolarmente intenso in alcuni rami di specializzazione regionale (la metalmeccanica ed il made in Italy all’interno dell’ambito industriale ed i servizi legati al turismo nell’ambito terziario). All’espansione della domanda di lavoro si associa una consistente riduzione della disoccupazione e una attenuazione delle disparità di genere e di età, essendo i giovanissimi i principali destinatari delle nuove posizioni di lavoro.

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APPROFONDIMENTO: Industria 4.0

Il termine Industria 4.0, corrispettivo italiano del tedesco Industrie 4.0, ha una genesi ascrivibile al nuovo corso della politica industriale tedesca, sancito dal report diffuso nel 2013 alla fi era di Hannover1, che identificava gli investimenti necessari per traghettare la Germania manifatturiera verso la nuova era, mediante il traino di grandi imprese tedesche leader nella fornitura di tecnologie e servizi ICT. Il modello tedesco di politica industriale è stato fonte di ispirazione per altri Paesi europei, tra cui l’Italia, che ha risposto nel 2016 con un piano nazionale Industria 4.0 (il cosiddetto Piano Calenda), volto a incentivare gli investimenti in macchinari e tecnologia, per favorire l’ammodernamento del sistema manifatturiero. È proprio a seguito degli interventi lanciati da alcuni tra i principali governi mondiali che il paradigma Industria 4.0 si afferma, mentre il processo di digitalizzazione dei sistemi produttivi è già in atto, mosso dalle strategie differenziate delle singole aziende e delle catene del valore in cui esse sono inserite, ma segnato anche dalla pervasività con cui le tecnologie stanno entrando nella vita quotidiana degli individui e delle comunità.
In effetti, possiamo assimilare il paradigma Industria 4.0 al processo di digitalizzazione inteso come un nuovo livello di pervasività delle tecnologie ICT, dato dalla crescente integrazione di “sistemi cyber-fi sici” (cyber-physical systems o CPS) non solo nell’industria, mediante l’inserimento – nelle attività finora svolte principalmente dall’uomo – di macchine intelligenti e connesse a Internet. Tale tendenza sta alla base di quella che vari autori defi niscono la quarta rivoluzione industriale, puntando l’attenzione sulle trasformazioni portate da “la seconda era delle macchine” e da “l’ascesa dei robot”.
Se la rapida diffusione dell’utilizzo del termine Industria 4.0 suscita curiosità ma anche diffidenza, essa è il canale attraverso cui, specie in Italia, si stanno portando all’attenzione del grande pubblico alcune tendenze di lungo periodo: dal lato della domanda, il cambiamento nell’organizzazione dei sistemi di produzione e distribuzione di beni e di servizi a seguito della possibilità, a costi tendenzialmente sempre più accessibili, di interconnettere dispositivi e sistemi e raccogliere in tempo reale grandi moli di informazioni; dal lato dell’offerta, la nuova centralità, nell’ambito di questi sistemi complessi, del ruolo del “fattore umano” e delle conoscenze e competenze necessarie a svolgere le diverse mansioni. Questi processi di trasformazione sono profondamente interrelati ed è impossibile comprendere il loro andamento se non tenendo insieme l’analisi del sistema produttivo con quella del mercato del lavoro.

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Autore: IRPET - Regione Toscana Settore Lavoro