In Toscana l’anno 2019 si apre confermando i segnali negativi emersi nel corso del secondo semestre 2018. Nel primo trimestre l’occupazione complessiva, sia dipendente sia indipendente dalla rilevazione ISTAT sulle forze di lavoro, è ferma: si registra una leggera diminuzione che è il risultato della perdita di 8 mila occupati tra i 15 e i 64 anni e dell’aumento di 7mila tra le persone dai 65 anni in avanti. Il consistente calo nel numero dei disoccupati si è tradotto in un corrispondente aumento della popolazione inattiva. Gli addetti dipendenti segnano a livello tendenziale un aumento dell’1% (circa +11mila rispetto al primo trimestre 2018), pur rimanendo in territorio positivo il trend trimestrale appare rallentato rispetto al recente passato (dal +2,4% dei primi tre mesi 2018 all’1% attuale). 
Degno di nota è invece l’aumento dello stock di dipendenti con contratto stabile, i lavoratori con contratto a tempo indeterminato sono aumentati di circa 18mila unità (+2,2%) segnando la prima consistente variazione positiva dalla fi ne del 2016; tale aumento è stato completamente determinato dalle trasformazioni contrattuali.
Gli avviamenti calano del 5% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente a causa del crollo dei nuovi contratti di somministrazione, rimangono invariati i tempi determinati e crescono significativamente gli indeterminati (+22%).

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Nel corso del 2018 la dinamica delle posizioni di lavoro dipendente in Toscana ha sperimentato un progressivo rallentamento dei tassi di crescita: dal +3,2% nel II trimestre 2017 al +1,1% del I trimestre 2019, dopo due anni di variazioni tendenziali trimestrali superiori al 2%.

Tale dinamica è coerente con l’andamento dell’economia nazionale e la crescita del PIL, osservata in discesa nello stesso periodo dal +1,8% al +0,1%.

In questo contesto di scarso dinamismo dell’occupazione, sono state recentemente approvate due misure che intervengono sulla regolazione del mercato del lavoro: la prima misura, definita dal precedente governo nel DEF 2018, e successivamente estesa fino al 2020, è volta a favorire l’assunzione a tempo indeterminato dei giovani con meno di 35 anni; la seconda misura, contenuta all’interno del cosiddetto decreto dignità, apporta invece alcune modifiche ai contratti di lavoro a termine e di somministrazione.

Questi interventi sembrano avere influito sulla composizione fra lavoro stabile e lavoro a termine, così come sulla durata dei nuovi contratti a tempo determinato o in somministrazione, oltre che sul loro numero.

Il combinato diposto di un ciclo economico stazionario e di una compressione dei livelli di flessibilità nell’utilizzo dei contratti a termine, sembra configurare un mercato del lavoro in cui – come ieri- la domanda continua a non assorbire l’eccesso di offerta, ma- diversamente da ieri -chi è assunto svolge in quota minore un lavoro precario.

È ancora prematuro ogni giudizio definitivo sull’effetto delle nuove regole del mercato del lavoro. Per ora può dirsi che l’evidenza empirica segnala nei flussi, naturalmente non ancora negli stock, una minore propensione al lavoro precario. Ma in ogni caso resta immutata la precarietà che, in termini di opportunità occupazionali, discende nell’anemica congiuntura del ciclo economico.

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Autore: IRPET - Regione Toscana Settore Lavoro