Osservatorio regionale della Cultura. Nota 1/2026 | A cura di S. Iommi, con la collaborazione di D. Marinari
In questa nota presentiamo i risultati di una prima indagine valutativa, di tipo sperimentale, sulle ricadute delle attività di welfare culturale finanziate da Regione Toscana, tramite i fondi ministeriali, negli istituti penitenziari sul territorio regionale.
La finalità rieducativa della pena, sancita in Costituzione e via via riaffermata nella normativa successiva viene resa operativa tramite le cosiddette attività trattamentali, che includono i percorsi di istruzione (di competenza ministeriale) e di formazione professionale (di competenza regionale), la possibilità di lavorare (spesso alle dipendenze della stessa amministrazione penitenziaria, nelle attività richieste dal funzionamento delle strutture di detenzione), fino alle attività culturali, ricreative e sportive. Fra le attività culturali promosse in ambito penitenziario, il teatro è la più diffusa e la più longeva, inserita in forma sperimentale già negli anni ’70, ha trovato poi consolidamento dalla fine degli anni ’80, con un’esperienza di fama internazionale sviluppata proprio in Toscana nel carcere di Volterra e con la L.R. 21/2010 di sostegno ai progetti di teatro in carcere e teatro sociale. Questo perché il teatro agisce su molte dimensioni cruciali del percorso rieducativo, è strumento di espressione di sé, richiede cooperazione e disciplina, prevede il contatto con un pubblico esterno, affronta temi di riflessione esistenziale. Più recentemente al teatro si sono affiancate altre attività culturali con potenzialità simili, come la scrittura creativa, le attività musicali, le altre forme di espressione artistica, ecc. Le attività di welfare culturale, dunque, pur essendo spesso meno strutturate di quelle più propriamente educative e formative, contribuiscono in modo rilevante ai percorsi di reinserimento sociale e di contrasto alla recidiva.
È in questo contesto che è maturata l’iniziativa, promossa dalla Direzione Cultura e Sport di Regione Toscana in collaborazione con il PRAP (Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria) e con il supporto scientifico di IRPET, tesa a valutare gli impatti associati alle attività culturali da parte dei detenuti partecipanti e da parte degli operatori penitenziari di riferimento. Le particolari condizioni dei beneficiari dei progetti non hanno consentito in questa prima fase di impostare una rigorosa analisi di tipo controfattuale, con questionari ex-ante ed ex-post al gruppo dei trattati e dei controlli. Ad ogni soggetto, dunque, è stato somministrato un solo questionario, teso a rilevare la sua percezione del cambiamento in relazione a 3 ambiti psicologico-comportamentali: l’autostima, le relazioni interpersonali, lo stato di benessere. Agli operatori del carcere è stato parimenti somministrato un solo questionario per rilevare la loro percezione dei cambiamenti avvenuti nei detenuti inclusi nelle attività culturali. Complessivamente si sono ottenuti 103 questionari dei partecipanti e 20 questionari degli operatori. Si tratta di numerosità purtroppo contenute, che impongono cautela interpretativa, ma che forniscono comunque spunti di riflessione interessanti.
Osservatorio regionale della Cultura. Nota 2/2025 | A cura di S. Iommi, elaborazioni statistiche di D. Marinari
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