I servizi pubblici locali nei piccoli comuni della Toscana

A cura di R. Caselli e S. Iommi

La presente ricerca, svolta per incarico della VI Commissione del Consiglio Regionale della Toscana, è stata coordinata da Renata Caselli, nell’ambito della sezione “Istituzioni ed Economia Pubblica” dell’IRPET.
Il gruppo di lavoro che ha curato la stesura del rapporto è composto da Renata Caselli, Sabrina Iommi e, per quanto si riferisce all’appendice normativa, Simona Bindi.
Un particolare ringraziamento va ai presidenti delle Comunità Montane, del Cetona e dell’Amiata senese, agli amministratori dei comuni delle due aree, ai rappresentanti zonali delle ASL, delle istituzioni scolastiche e delle associazioni di categoria per la collaborazione e la disponibilità a fornire informazioni e a partecipare ai gruppi di discussioni sui temi centrali del presente studio.
Per le elaborazioni grafiche e statistiche si ringraziano Massimo Donati, Claudia Ferretti e Maria Luisa Maitino. L’allestimento del testo è stato curato da Elena Zangheri.

I piccoli comuni sono da tempo al centro del dibattito scientifico e dell’agenda politica e amministrativa. Il decentramento territoriale delle competenze e degli impegni economico-finanziari ha permesso la valorizzazione delle peculiarità locali, ma ha messo a nudo le crescenti difficoltà che incontrano i comuni meno popolosi, stretti fra la necessità di continuare a dare risposte ai bisogni locali e la progressiva riduzione delle risorse disponibili. Il presente studio si è proposto di dare un contributo conoscitivo sulle reali condizioni dei piccoli comuni della Toscana, mettendone in evidenza i fattori di debolezza strutturale, l’evoluzione dei bisogni, gli attuali livelli di dotazione di servizi e i vincoli economici che influiscono sul loro futuro mantenimento, nonché gli interventi di tipo ordinamentale e di incentivo finanziario più significativi recentemente adottati. Ne è emersa una realtà regionale piuttosto varia, in cui le difficoltà strutturali di alcune aree sono determinate dalla compresenza di una serie di caratteristiche sfavorevoli (morfologiche, demografiche, economiche) difficilmente riconducibili al solo fattore dimensionale e che, almeno per il momento, non si sono tradotte in drastici tagli alla rete locale di servizi alla persona, né nell’insorgere di gravi fenomeni di marginalità e disagio sociale. I problemi e le preoccupazioni degli amministratori locali riguardano semmai le prospettive future. Anche in questo caso, però, le soluzioni migliori sembrano essere quelle che mirano a favorire forme di collaborazione flessibili e di iniziativa locale, rispetto a quelle che prevedono l’individuazione, per via normativa, di rigidi limiti dimensionali e settoriali cui ancorare gli interventi e i finanziamenti a sostegno delle realtà locali minori.