Il rischio potenziale di automazione nel mercato del lavoro toscano

Nota di lavoro 50/2026 di E. Alberti, S. Duranti, L. Ravagli e N. Sciclone

immagine evento

La diffusione dell’intelligenza artificiale e, più in generale, delle tecnologie di automazione ha riportato al centro del dibattito una questione ricorrente nelle fasi di accelerazione tecnologica: in che misura l’innovazione può sostituire lavoro umano, comprimere i salari e accrescere le disuguaglianze? La domanda è oggi resa più urgente dalla rapidità con cui gli strumenti digitali si stanno diffondendo nei processi produttivi e nei servizi, ma non rappresenta una novità nella storia economica (Guarascio et al., 2025; Alahakoon and Bandara, 2023; Frey and Osborne, 2017).

Ogni grande trasformazione tecnologica ha ridefinito il rapporto tra capitale e lavoro (Schumpeter, 2013). Con la prima rivoluzione industriale, la meccanizzazione della produzione, i telai meccanici e la macchina a vapore modificarono profondamente il lavoro artigiano e alimentarono il timore della disoccupazione tecnologica.

La seconda rivoluzione industriale, fondata su elettricità, motore a combustione interna e produzione di massa, rese possibili la scomposizione delle mansioni e il progressivo ridimensionamento di molte competenze artigianali.

La terza rivoluzione industriale, legata all’elettronica, all’informatica e alla computerizzazione, ha invece automatizzato una parte crescente delle attività ripetitive, soprattutto informative e amministrative, rafforzando la domanda di competenze complementari alla tecnologia.

Continua a leggere