LA SPESA REGIONALE PER LA CULTURA. I dati CPT delle Regioni e i dati del Sistema Informativo del Controllo di Gestione per la Toscana

Osservatorio regionale della Cultura. Nota 4/2025 | A cura di S. Iommi

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In questa nota analizziamo la consistenza e l’evoluzione della spesa regionale per la cultura.

Utilizzando i dati di fonte CPT (Conti Pubblici Territoriali), pubblicati sul sito del Dipartimento delle Politiche di Coesione, confrontiamo il comportamento della Toscana con quello delle altre regioni e province autonome. I dati CPT sono molto utili, perché essendo stimati con le stesse modalità per tutto il territorio nazionale consentono appunto confronti affidabili. Tuttavia, soffrono anche di alcuni limiti, si riferiscono ai flussi finanziari effettivamente pagati o incassati e non alle risorse impegnate e, soprattutto, hanno tempi di compilazione piuttosto lunghi, per cui ad oggi il dato più recente disponibile è relativo al 2021. Questa fonte consente di evidenziare la diversa capacità di spesa di cui godono, anche nel settore culturale, le Regioni Ordinarie rispetto a Regioni e Province a Statuto Speciale. In termini di spesa media per residente la Toscana si colloca perfettamente in media con le Regioni Ordinarie del Centro-Nord, con un valore pari a 160 euro al 2021. Questo valore è la somma della spesa effettuata in Toscana dai diversi livelli istituzionali, quindi da parte dello Stato (62%), della Regione (4%), dei Comuni (26%) e delle imprese pubbliche regionali e locali (8%). Rispetto ai valori medi delle Regioni confrontabili, la Toscana mostra quote leggermente più alte della parte comunale e regionale e leggermente più basse della parte delle imprese pubbliche.

L’analisi della spesa continua per la sola Toscana utilizzando i dati provenienti dal sistema informativo regionale elaborato dal settore “Controllo strategico e di gestione”, che traccia e classifica tutte le risorse finanziarie che transitano dal bilancio regionale. Si tratta di un database molto ricco di informazioni, molto aggiornato (i dati sono pubblicati dal 2020 al 2025), che riguarda, però, ovviamente solo le risorse “intercettate” in qualche modo dalla Regione. I dati si riferiscono sia agli impegni di spesa sia alle risorse per cui è stato emesso mandato di pagamento. Con i dati messi così a disposizione è stato possibile realizzare una prima analisi esplorativa della spesa regionale per la cultura, distinta tra parte di spesa corrente e parte di spesa in conto capitale. La prima tende ad essere più stabile nel tempo, attorno ai 33 milioni di euro anni, mentre la seconda è soggetta a forti oscillazioni in funzione delle risorse disponibili, per cui nel 2025 è risultata molto alta (58 milioni di euro) grazie ai fondi messi a disposizione dal PNRR e dalle politiche comunitarie di coesione.

Dal punto di vista della composizione tematica, la spesa corrente regionale è sostanzialmente divisa in due categorie: i contributi strutturali agli enti inseriti stabilmente nel sistema regionale della cultura e quelli che passano dalla partecipazione ai bandi e dalla presentazione di progetti. I principali ambiti di attività, coerentemente con le competenze regionali, che non attengono alla tutela (di competenza statale), ma solo a valorizzazione e politiche culturali, sono costituiti dallo spettacolo dal vivo e riprodotto, dai musei di rilievo regionale, dalle reti bibliotecarie. Il primo ambito è quello che assorbe la quota più consistente di risorse, in media il 57% del totale spesa corrente negli anni osservati. Vi sono poi molti singoli progetti che trovano specifica attenzione (Cultura della Memoria, Residenze Artistiche, Ville e Giardini Medicei, Via Francigena, Architettura e paesaggio rurali) con obiettivi di valorizzazione e di inclusione sociale.

La spesa in conto capitale è invece tutta destinata a recupero e valorizzazione del patrimonio culturale diffuso. A differenza della spesa corrente, distribuita in modo più simile alla distribuzione territoriale della popolazione, quella per investimenti risulta più decentrata, stante la diffusione territoriale del patrimonio. Complessivamente si nota quindi una grande attenzione ai territori della Toscana diffusa.

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