Nota di lavoro 48/2026 di L. Ghezzi, M. L. Maitino, L. Piccini e N. Sciclone
Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha già prodotto rilevanti tensioni sui mercati energetici, con aumenti dei prezzi di petrolio, gas ed energia elettrica. Assumendo uno scenario di rincaro del 50% del costo dei beni energetici importati per almeno dodici mesi, le stime IRPET indicano un aumento dell’inflazione dell’1% e una riduzione del PIL dello 0,3%.
Gli effetti si trasmetterebbero anche alle imprese, incidendo sui costi di produzione, trasporto e utenze e mettendo a rischio la redditività di circa 15mila imprese toscane. Le possibili ricadute occupazionali coinvolgerebbero oltre 111mila lavoratori, con intensità differenziata tra i settori in base alla rispettiva intensità energetica.
Anche le famiglie subirebbero un aggravio significativo, quantificato in circa 768 euro annui medi per nucleo: tale aumento inciderebbe per l’1,7% sul reddito familiare e graverebbe in misura relativamente maggiore sui nuclei con minore disponibilità economica.
Le evidenze richiamate non assumono natura previsionale, ma costituiscono stime dei potenziali effetti economici riferite a uno specifico scenario; esse devono pertanto essere lette con la necessaria cautela, in quanto una più rapida risoluzione del conflitto potrebbe attenuarne sensibilmente gli impatti.