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Indicazioni Geografiche come leva di contrasto allo spopolamento e all’abbandono agricolo nelle aree periferiche della Toscana

Ricerca a cura di S. Turchetti

Il presente Rapporto è stato redatto da Sara Turchetti nell’ambito dell’Area di ricerca “Settori Produttivi e Imprese” dell’IRPET, coordinata da Marco Mariani. La ricerca rientra nell’attività istituzionale dell’IRPET ed è stata commissionata dalla Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale di Regione Toscana. Allestimento editoriale a cura di Elena Zangheri.

Sommario. Lo studio valuta se le Indicazioni Geografiche (IG) abbiano contribuito a contrastare lo spopolamento e l’abbandono agricolo nelle aree interne della Toscana. L’analisi descrittiva e un modello logit sui 273 comuni toscani mostrano che le IG seguono logiche diverse nei due comparti. Quelle vitivinicole si concentrano nelle aree non interne e collinari e sono associate a una struttura agricola solida, mentre quelle alimentari sono presenti anche in aree periferiche e montane, come Lunigiana e Garfagnana, ma non emerge un legame con la struttura produttiva o la morfologia. L’analisi causale, condotta con il metodo del controllo sintetico, stima l’effetto dell’ingresso di 14 comuni della Garfagnana nella DOP Farina di Neccio e di 13 comuni della Lunigiana nella DOP Miele della Lunigiana, rispetto a un gruppo di comuni appenninici mai interessati da IG. Sulla popolazione non emerge alcun effetto. Sulle aziende agricole non si osserva l’effetto protettivo atteso: in Garfagnana i comuni trattati hanno perso aziende più rapidamente del controfattuale, in una dinamica su cui ha pesato anche la crisi del settore castanicolo legata al cinipide, mentre in Lunigiana non emergono effetti distinguibili. Si tratta di evidenze circoscritte a due denominazioni e a due indicatori territoriali (popolazione e numero di aziende), che non consentono conclusioni generali sull’impatto economico delle IG: lo studio non misura, ad esempio, il valore delle produzioni, la remunerazione dei produttori o l’organizzazione delle filiere. I risultati suggeriscono che, nei contesti con un tessuto produttivo frammentato e prodotti con sbocchi di mercato limitati, il riconoscimento della qualità può tradursi in un fattore di sviluppo solo se accompagnato da un sistema che lo sostenga: aggregazione dei produttori, organizzazione della filiera, accesso ai mercati e integrazione nelle strategie di sviluppo locale.  

Geographical Indications as a Lever to Counter Depopulation and Agricultural Abandonment in Tuscany’s Peripheral Areas

Abstract. The study assesses whether Geographical Indications (GIs) have helped to counter depopulation and the abandonment of farming in the inner areas of Tuscany. The descriptive analysis and a logit model based on the 273 Tuscan municipalities show that GIs follow different logics in the two sectors. Wine-related GIs are concentrated in non-inner, hilly areas and are associated with a robust agricultural structure, whilst food-related GIs are also present in peripheral and mountainous areas, such as Lunigiana and Garfagnana, but no link emerges with the productive structure or the morphology. The causal analysis, conducted using the synthetic control method, estimates the effect of the inclusion of 14 municipalities in Garfagnana in the “Farina di Neccio” PDO and 13 municipalities in Lunigiana in the “Miele della Lunigiana” PDO, compared with a group of Apennine municipalities never covered by GI. No effect is observed at the population level. No evidence of the expected protective effect is observed on agricultural holdings: in Garfagnana, the treated municipalities lost holdings more rapidly than the counterfactual group, a trend also influenced by the crisis in the chestnut sector linked to the gall wasp, whilst in Lunigiana no distinguishable effects emerge. This evidence is limited to two designations and two territorial indicators (population and number of farms) and does not allow for general conclusions on the economic impact of GIs: the study does not, for example, measure the value of production, producers’ remuneration or the organisation of supply chains. The findings suggest that, in contexts characterised by a fragmented production sector and products with limited market outlets, the recognition of quality can only act as a driver of development if accompanied by a system that supports it: the grouping of producers, the organisation of the supply chain, access to markets and integration into local development strategies. 

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