La politica di coesione al bivio. Crisi narrativa, svolta industriale e il posizionamento strategico della Toscana nel negoziato 2028-2034
Nota di lavoro 49/2026 di M. Mariani e N. Sciclone
La politica di coesione rappresenta il principale strumento di investimento strutturale dell’Unione europea. Per il ciclo 2021-2027, l’UE ha destinato alla Coesione 392 miliardi di euro — quasi un terzo del bilancio complessivo dell’Unione (Commissione Europea, 2026). In Italia, le risorse complessive per le politiche di coesione ammontano a 135 miliardi, di cui 43 miliardi di provenienza europea e 92 miliardi di cofinanziamento nazionale; di questi, 97 miliardi sono destinati al Mezzogiorno. Su base annua, la quota equivale allo 0,9% del PIL nazionale (OpenCoesione, 2026).
Per la Toscana, le risorse dei due principali fondi strutturali — il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo plus (FSE+) — ammontano complessivamente a 2,3 miliardi di euro per l’intero ciclo, pari allo 0,3% del PIL regionale su base annua. La quota toscana rappresenta il 5,6% del totale distribuito tra tutte le regioni italiane (Ghezzi e Sciclone, 2026). Il FESR finanzia largamente ricerca, innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica; il FSE+ interviene su occupazione, formazione, inclusione e politiche attive del lavoro. A questi si aggiunge il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), che nel ciclo 2014-2020 costituiva il terzo pilastro della Coesione e che nell’attuale ciclo è stato ricondotto sotto le regole della PAC. La sua collocazione nel prossimo ciclo resta aperta; questa nota si concentra sui fondi strutturali principali, ma l’incertezza sul FEASR amplifica il quadro di rischio per regioni come la Toscana (Paniccià et al., 2025b).
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