La riforma dei servizi pubblici locali nell’esperienza toscana (Interventi, note e rassegne n. 20/03)

A cura di A. Noferini

Per le idee e i contributi ampiamente riversati nel lavoro un particolare ringraziamento va al coordinatore della ricerca Renata Caselli. Si ringraziano inoltre le imprese e le associazioni coinvolte nella ricerca per la cortesia dimostrata; in particolare, Assoindustria e Firenze (Bonciani), Cispel-Confservizi Toscana Cioccolani), Fiorentinagas S.p.A. (Bardi), Safi S.p.A. (Castelli).
Un grazie particolare va a Claudia Ferretti per il prezioso aiuto nelle elaborazioni dei dati statistici. L’allestimento editoriale è stato curato da Elena Zangheri.

A partire dai primi anni Novanta, in Italia come in Europa, i sistemi economici sono stati attraversati da una forte domanda di riorganizzazione in molti comparti chiave di ciascun paese.
In tale processo di riforma sono stati coinvolti sia i servizi di pubblica utilità a rilevanza nazionale (telecomunicazioni, trasporti aerei, etc.), sia quelli tradizionalmente affidati agli enti locali territoriali (gas, acqua, rifiuti, etc.). Mentre per i primi sono avvenuti importanti interventi di riorganizzazione che, di fatto, hanno modificato la precedente struttura dell’offerta, per i secondi la riforma sembra entrata nel vivo, dopo una lunga serie di ritardi, solo di recente.
Da oltre un decennio, oramai, la riforma dei servizi pubblici locali rappresenta dunque uno dei punti fondamentali dell’agenda politica nazionale. L’innovazione tecnologica da un lato, e le nuove richieste provenienti da una domanda sempre più matura dall’altro, hanno preparato il terreno per un processo di ripensamento generale delle precedenti modalità di gestione.
Tra le criticità da superare: l’eccessiva frammentazione dell’offerta con ancora oltre 7.000 enti locali coinvolti nella gestione diretta dei servizi; il superamento delle logiche assistenziali che hanno ostacolato l’introduzione, fino ad ora, dei principi imprenditoriali nella gestione del servizio; la necessità di operare una imponente opera di ammodernamento strutturale dei servizi.
Gran parte del dibattito intorno alla riforma dei servizi pubblici locali si è concentrato sul binomio privatizzazioni/liberalizzazioni. Da un lato si sottolineava, infatti, la necessità di un arretramento dell’operatore pubblico locale attraverso l’abbandono della proprietà pubblica a favore dell’introduzione della società di capitale, quale forma giuridica appropriata per una gestione industriale dei servizi. Dall’altro si enfatizzava la centralità della competizione quale vera e propria chiave di volta per il successo dell’intera riforma, legittimando così l’apertura dei mercati delle public utilities.

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